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Strage di Bologna e dipistaggi, ci sono altri morti innocenti

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Il fratello di Nanni De Angelis, accusato all’epoca di essere l’esecutore della strage e scagionato perché in realtà giocava a football americano, ha chiesto di indagare per il depistaggio nel quale fu coinvolto

strage di bolognaLa strage  di Bologna, della quale il 2 agosto ricorre il 34° anniversario, ha fatto più morti di quelli tragicamente straziati da quelle bombe. Tra questi indirettamente anche Nazareno ‘Nanni’ De Angelis che si suicidò in carcere il 5 ottobre 1980 e successivamente venne accusato di essere l’esecutore materiale, anche se in realtà non c’entrava nulla.

Oggi il fratello Marcello, senatore nelle fila di Fratelli d’Italia e già direttore de ‘Il Secolo d’Italia’ ha scritto una lettera aperta al quotidiano ‘Il tempo’ per ribadire quanto di sbagliato venne fatto nei confronti di Nanni allora e soprattutto che le indagini hanno sempre trascurato piste che potevano essere quelle giuste.

Ecco alcuni passi: “Oggi che i magistrati chiedono l’archiviazione della cosiddetta ‘pista Carlos’ sulla strage di Bologna, le racconto una storia. Mio fratello Nanni aveva 22 anni quando venne trovato impiccato in una cella di Rebibbia,. Dopo l’arresto l’avevano ripetutamente picchiato e in cella lo trovarono impiccato. La stampa non si interrogò troppo su quell’estremista nero il cui unico appeal mediatico era riferito a un sospetto infondato per il suo coinvolgimento nell’omicidio di Valerio Verbano quando poi, a scagionarlo, fu lo stesso padre del ragazzo di sinistra ucciso.

Il colpevole sarebbe stato un altro ragazzino: Luigi Ciavardini. A questa rivelazione si aggiunse un contributo del massacratore del Circeo, Angelo Izzo, che faceva di tutto per accreditarsi come collaboratore per ottenere benefici, che assicurò ai giudici che se c’era Ciavardini non poteva non esserci mio fratello, che era suo amico ed era stato arrestato con lui”.

Ma c’era fretta di trovare un colpevole a tutti i costi: “In quei sei anni la magistratura aveva già sbattuto in prima pagina almeno tre sicuri colpevoli risultati assolutamente estranei dopo appena poche settimane. Colsero la palla al balzo e una nuova soluzione del mistero della strage venne così costruita sulla testimonianza attribuita a un morto, che non poteva smentirla, e con un capro espiatorio anche lui comodamente morto e quindi nell’impossibilità di difendersi.

Solo il caso volle che il 2 agosto mio fratello avesse un alibi, perché protagonista della finale del primo campionato di football americano in Italia, con tanto di riprese televisive che lo scagionavano”.

E qui si arriva al motivo della lettera: “Alla strage di Bologna si è voluta imporre una matrice politica prima ancora che si fosse svolta alcuna indagine. Per decenni le ricerche sono state indirizzate in una sola direzione e si è impedito agli inquirenti di rivolgersi dove altri elementi, più chiari e più razionali, potevano condurre. Mio fratello doveva essere lo strumento per chiudere l’inchiesta con un colpevole di comodo e occultare per sempre la verità. Nessuno ha mai pagato per quell’ignobile depistaggio”.

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