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Strage di Charleston: Dylann Roof aveva un piano da mesi

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Dylann Roof aveva programmato tutto. Da almeno sei mesi lavorava all’attacco alla chiesa di Charleston, nel South Carolina, simbolo della comunità afroamericana. Voleva scatenare la guerra civile. 9 afroamericani che leggevano la Bibbia hanno perso la vita. Ecco cosa è successo ieri e le reazioni.

dylann roof«Io lo devo fare, voi violentate le nostre donne e dovete sparire». Sono queste le parole urlate da Dylann Roof, quando ha fatto irruzione nell’edificio religioso di Charleston. Il ragazzo bianco ha sparato all’impazzata uccidendo 9 persone, 3 uomini e 6 donne, poi è fuggito via. Dalton Tyler, un amico del killer, ha raccontanto all’emittente americana ABC che aveva programmato questa strage da mesi. Tuttavia, la fuga di Dylann Roof è durata poche ore. E’ stato fermato 12 ore dopo a 400 km da Charleston.

L’America è ancora sotto choc e il presidente Obama ha rotto il silenzio sottolineando il fatto che la comunità afroamericana ha “dovuto sopportare tragedie simili troppe volte”. All’angoscia si è aggiunta anche la rabbia perché non è possibile che nel 2015 accadano ancora queste cose. L’amico di scuola Dylann Roof ha confessato che “era preso da questioni come la segregazione razziale” annunciando che “avrebbe fatto qualcosa di clamoroso e che poi si sarebbe ammazzato”.

Per il capo della polizia di Charleston non ci sono dubbi: è una strage a sfondo razziale. La chiesa in cui è avvenuta la strage infatti è un simbolo per la comunità afroamericana già rasa al suolo perché i fedeli si organizzavano per ribellarsi alla schiavitù.

Erano le nove di sera quando Roof è entrato e ha chiesto dove fosse il pastore Clementa Pinckney, qualcuno glielo ha indicato ed è andato a sedersi accanto, rimandendo in silenzio. La lettura della Bibbia è durata circa un’ora e alla fine Roff si è alzato e ha sparato decine di colpi di arma da fuoco. Una delle prime vittime è stato proprio il pastore. Un bambino si è salvato fingendosi morto, mentre una donna è stata risparmiata perché doveva raccontare quello che aveva visto. 

La polizia ha avviato una caccia all’uomo e poche ore dopo è arrivata la svolta grazie ad uno zio di Dylann Roof che lo ha riconosciuto in un fotogramma diffuso dagli agenti. L’uomo ha detto che era un ragazzo tranquillo e che la pistola (una calibro 45) l’aveva ricevuta come regalo di compleanno. Scavando nel suo passato però è emerso che aveva precenti per droga e violazione di domicilio.

Il sindaco di Charleston Joseph Riley, parlando del killer, ha detto che è “un essere umano terrificante”, eppure c’è chi tenta di nascondere le motivazioni razziste di Roof dietro gli psicofarmaci che prendeva.

Come sempre, il dibattito negli Stati Uniti si è spostato verso il problema della detenzione delle armi, ma c’è chi ha acceso i riflettori sulla realtà di quei gruppi che crescono i propri figli nell’odio razziale e che fanno sventolare la bandiera confederale sugli edifici pubblici. La guerra civile è finita da un pezzo, ma non nel cuore di chi non si è mai rassegnato.

In un filmato diffuso dai media americani, girato con uno smartphone, si vede con chiarezza il momento in cui Dylann Roff entra in chiesa e si siede. E’ l’unico bianco ed è stato accolto nel gruppo di preghiera come se fosse un fedele qualsiasi. Nessuno ha fatto caso al colore della sua pelle. Probabilmente nel cuore di chi ha scambiato due parole con lui si era accesa una piccola luce speranza, ignorando che nel cuore del nuovo arrivato ci fossero solo buio e tanto odio.

Fonte: La Stampa

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