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Stupratore assolto: la vittima 11enne si uccide dandosi fuoco

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stupratoreUna bimba di 11 anni si è tolta la vita dopo che il suo stupratore è stato assolto. Alla famiglia, per la brutale violenza della piccola, sono stati dati solo 400 dollari di risarcimento. La tragica vicenda è accaduta a Somaliland, nell’Africa orientale

La vittima della violenza sessuale dopo aver appreso che il suo stupratore poteva continuare a vivere liberamente si è suicidata dandosi fuoco. L’11enne era stata stuprata a settembre dello scorso anno e da mesi combatteva contro quell’incubo che le aveva causato problemi fisici e psicologici.

La piccola, prima di compiere l’orribile gesto che alla sua tenera età nessuno dovrebbe nemmeno conoscerne l’esistenza, aveva raccontato che il tutto era avvenuto mentre stava raccogliendo della legna: “Sono caduta per terra e lui mi ha coperto la testa con un cappotto, così le mie urla non si sarebbero sentite”.

L’11 enne era stata sottoposta come le tutte le bambine del Somaliland alla mutilazione genitale femminile ed è per questo che la violenza era stata ancora più dolorosa. Lo stupratore inoltre, dopo averla violentata l’aveva minacciata di tagliarle la testa semmai avesse solo accennato di dire in giro ciò che le era successo.

Subito dopo lo stupro la mamma della vittima aveva portato quest’ultima in ospedale senza fare denuncia alla polizia ma grazie al supporto di ActionAid l’11enne era stata ricoverata nella clinica di Borama e dopo tante peripezie il suo caso è stato portato in tribunale.

Il colpevole in un primo momento è stato arrestato e condannato a 8 anni di carcere ma la Camera degli Anziani ha deciso di rilasciarlo e di dare un risarcimento di 400 dollari al padre della vittima il quale ha accettato.

Sconvolta e spaventata la piccola si è uccisa e la sua morte è stata archiviata dalla polizia come incidente.

Il segretario di ActionAid ha così commentato il triste epilogo della vicenda: “Ogni criminale che resta impunito testimonia l’indifferenza delle autorità, degli anziani, dei padri e del leader religiosi rispetto al dolore delle vittime. Hoodo (nome di fantasia della vittima) e le altre donne chiedono giustizia”.

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