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Tabaccaio condannato per aver ucciso un ladro: “Eccessiva difesa”

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tribunaleIl tabaccaio Franco Birolo ha ucciso un ladro che aveva tentato di rapinare il suo esercizio commerciale. Per i giudici la sua è stata “eccessiva difesa” ed è per questo che è stato condannato ad oltre due anni di galera

“Le risultanze ricostruttive escludono l’ipotesi della legittima difesa (se non putativa) indicando che, quando Ursu fu attinto dal colpo letale, egli si trovava nei pressi dell’uscita della tabaccheria, in procinto di uscire e in atteggiamento di fuga, sulla porta, o nella parte esterna adiacente la porta… Nemmeno la consulenza della difesa indica una differente dinamica del fatto evidentemente condivisa, ma si limita a far leva sulle condizioni emozionali in cui versava Birolo al momento dello sparo, supponendone un “sequestro emotivo””.

“L’assenza di aggressione ai danni della persona” non giustifica quindi lo sparo che è stato fatale per il ladro. Quella del tabaccaio non è stata legittima difesa: “Non ogni pericolo che si concretizza nell’ambito del domicilio giustifica la reazione difensiva. Di conseguenza la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando sussista un pericolo attuale per l’incolumità fisica dell’aggredito o di altri. Il pericolo per l’incolumità fisica di Birolo o dei familiari era escluso dalla fuga dei malviventi, uno dei quali è stato peraltro fermato e legato proprio dall’imputato per essere consegnato alle forze dell’ordine. Nessuna aggressione risulta mai essere stata posta in essere, tantomeno dall’Ursu, nemmeno nelle strette contingenze in cui fu attinto dallo sparo”.

Il malvivente non avrebbe aggredito il tabaccaio: “La ricostruzione peritale è del tutto esaustiva e sconfessa la versione difensiva: se l’Ursu avesse posto in essere un’aggressione nei confronti di Birolo di sorpresa, visto che lo stesso ha dichiarato di non essersi accorto della sua presenza, nello spazio ristretto in cui si sono svolti i fatti, quest’ultimo non avrebbe potuto sottrarsi all’aggressore, schivandolo in arretramento, prima di sparare il colpo”.

“La posizione della vittima, adiacente alla porta o subito all’esterno del locale, indicativa della fuga”, il cadavere del ladro infatti, si “trovava di lato e non rivolto verso Birolo come sarebbe stato se si fosse trovato in procinto di aggredirlo”.

Infine per il giudice: “La ricostruzione operata esclude che vi fosse un’aggressione in atto ai danni di Birolo e colloca Ursu in stato di fuga. È probabile che l’imputato abbia sparato per evitare la sottrazione del registratore di cassa o comunque per assicurarsi il sottrattore prima che fuggisse”.

Fonte: Nuovavenezia.gelocal.it

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