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Misteri ItalianiTragedia della Concordia, Domnica Cemortan minaccia Schettino “Hai sei giorni per dire la verità”

Tragedia della Concordia, Domnica Cemortan minaccia Schettino “Hai sei giorni per dire la verità”

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La ballerina Moldava minaccia di fare clamorose rivelazioni se entro il 30 settembre il comandante della nave non racconterà tutta la verità

Domnica-CemortanFermi tutti, adesso parla Domnica. E’ questo l’ultimatum che la ballerina moldava, coinvolta indirettamente nel naufragio della ‘Costa Concordia’, ha lanciato a Francesco Schettino con un messaggio su Facebook.
Secondo la Cemortan il comandante non ha raccontato tutta la verità su quanto successo la notte di quel 13 gennaio nel mare davanti all’Isola del Giglio. Come riporta anche il settimanale Oggi il suo messaggio sul profilo social è una minaccia vera e propria: “Francesco Schettino, ti dò sei giorni per dire la verità su quello che è successo immediatamente dopo aver dato l’annuncio di abbandono della nave. Solo sei giorni!”. Un ultimatum che scade domani, 390 settembre.

Altrimenti la donna sarebbe pronta a raccontare ai giudici una ricostruzione di cosa accadde quella notte:. Secondo le anticipazioni “dopo aver dato l’annuncio di abbandono della nave Schettino sarebbe salito al ponte 11 della Concordia proprio con Domnica e il maitre Ciro Onorato, per controllare la dritta della nave”. Contattata al telefono dalla redazione di ‘Oggi’ la Cemortan ha confermato: “Certo che siamo saliti al ponte 11. Ma cosa siamo andati a fare lassù? Il comandante dice che doveva controllare il lato a dritta della nave, quello verso l’isola. Siamo sicuri che la racconti giusta? Per vedere le condizioni della Concordia non aveva bisogno di salire al ponte 11, percorrendo tra l’altro delle scale completamente buie, rischiando di cadere e scivolare a ogni scalino. Poteva farlo uscendo dalle alette sulla plancia comando, che sono fatte apposta per avere una visione sull’esterno della nave”.

Un passaggio che non l’ha mai convinta: “Se davvero si trattava di una missione tecnica, per valutare le condizioni della nave, perché il comandante non si fece accompagnare da altri ufficiali o sottufficiali. Perché chiese di seguirlo solo a me, che mi occupavo di accogliere gli ospiti russi e Ciro Onorato, il maitre, che a bordo si occupava di ristorazione? Cosa potevamo capire noi delle condizioni della nave? Di punti oscuri ce ne sono ancora tanti, ma ho l’impressione che non si voglia andare a fondo. In più di una occasione ho cercato di far capire com’erano andate le cose, ma ho visto che l’unica cosa che interessava era la mia relazione col comandante.

Ma soprattutto tra i familiari delle vittime c’è chi non si arrende e anche di recente mi ha chiesto di fare il possibile affinché si possa conoscere tutta la verità su un disastro costato la vita a 32 persone”. Ecco perché adesso vuole parlare lei, prima che sia tardi.

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