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Tragedia di Fiumarella, il più grande disastro ferroviario in Italia

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Oggi ricorre il 53anniversario del disatro ferroviario di Fiumarella, un treno che sulla tratta Cosenza-Catanzaro precipitò da un viadotto causando 71 morti. Ad oggi è il più grande disastro ferroviario mai accaduto in Italia

fiumarella1Una terrificante sciagura accadde a 2 km da Catanzaro, il 23 dicembre del 1961 sulla linea ferroviaria Calabro-Lucana nel tratto Cosenza-Catanzaro. I morti accertati furono 71 una ventina i feriti. Le ambulanze che a sirene spiegate attraversarono un muro di pioggia che avvolgeva tutta la provincia catanzarese portavano all’ospedale solo il carico più lievo: solo i feriti, chi era rimasto in vita dopo il tragico impatto.
I morti erano li, sul greto del torrente “Fiumarella” avvolti dalle lamiere della carrozza che aveva compiuto un salto di 30metri dopo aver sfondato il parapetto del viadotto. Un carico di 71 corpi allineati in tante bare uguali alcune senza neanche il nome. Le attrezzzature all’epoca insufficienti per una sciagura di tale portata furono ampiamente compensate dalla generosità e gli slanci dei medici, del personale ferroviario e dai semplici cittadini che erano accorsi per prestare i primi soccorsi ai ragazzi.
Quando le prime notizie della tragedia sono giunte alla stazione di Catanzaro Città, dove si trovava il capolinea delle Ferrovie Calabro-Lucane, erano circa le 8 di mattina. Il treno previsto in arrivo per le 7.56 non era giunto anche se il quadro ferroviario mostrava che il convoglio aveva lasciato regolarmente la frazione di Gagliano.
Da Gagliano il tratto ferroviario volta verso nord, sul torrente Fiumarella dove, dopo tre gallerie, valica il torrente su un alto viadotto a 6 archi. Purtroppo invece del treno, il personale della stazione di Catanzaro vide arrivare un uomo che urlava e chiedeva aiuto. Era il conducente del treno. Il treno era composto da una locomotrice e da un vagone ed era partito alle 6.43 dalla stazione di Soveria Mannelli, un paesotto posto sulle pendici della Grande Sila. Il convoglio aveva proceduto ad un andatura normale, fermandosi regolarmente a San Bernardo a Cicala, a Gimigliano di Cavora. I numerosissimi viaggiatori dell’antivigilia di Natale erano pigiati uno all’altro, era questo il primo treno del mattino che partiva da Soveria Mannelli. La maggior parte erano studenti che si recavano a Catanzaro per l’ultimo giorno di scuola e altrettanti contadini che andavano a lavorare. Numerose erano anche le donne, vestite di nero, che avevano in programma gli ultimi acquisti natalizi da fare nel capoluogo.
La sciagura avvenne poco dopo il km 97 di una linea che in tutto era di 100km. All’ altezza del torente Fiumarella l’ultima vettura del convoglio uscita fuori dai binari ha sfondato il parapetto ed è precipatata nella scarpata sottostante fracassandosi sul greto del torrente Fiumarella ingrossato a causa della pioggia che era caduta abbandante. Dall’alto del ponte, che si trovava a 30metri dal torrente, gli altri viaggiatori e il personale del treno, riusciti a scendere osservavano inorriditi uno spettacolo raccapricciante, una vettura completamente sconquassata carica di persone.
Nonostante il brutto tempo e il terreno fangoso l’opera dei soccorsi fu immediata: molti viaggiatori furono estratti dalle lamerie contorte ancora vivi.
La stazione di Catanzaro, destinazione delle vittime, era a meno di 2km dal viadotto. Due chilometri che il macchinista, Ciro Miceli, percorse affannosamente per chiedere aiuti. Un altro convoglio con a bordo del personale ferroviario e alcuni militari si fermarono per prestare immediati soccorsi.
Fu necessario anche l’apporto di una automotrice in quanto il ponte sul torrente Fiumarella era lontano dal ponte omonimo dulla strada statale e non raggiungibile con autovetture e ambulanze.
Per estrarre i cadaveri fu necessario lavorare con le fiamme ossidiche e con le pale. Le salme dei morti, furono faticosamente condotti a spalla da una squadra della Croce Rossa e allineate sui binari. In quello stesso istante all’ospedale di Catanzaro, il primario richiamò in servizio tutto il personale, e molti medici privati diedero il loro gratutio supporto. Moltissimi giovani calabresi si misero in fila per donare sangue per i ragazzi feriti.
La parte snteriore del treno era diventata un ammasso di rottami contorti ed incastrati nel terreno fangoso. Con il trascorrere delle ore, la sciagura assunse proporzioni catastrofiche. Le vittime prima furono 40, poi 45, poi 50 alla fine si contarono 71 cadaveri.
Tutta la comunità calabrese sprofondò in un terribile shock e il convoglio fu ribattezzato il treno della morte. Una commisione di inchiesta stabilì che il gancio del vagone all’altezza della curva sul viadotto si ruppe facendolo deragliare e successivamente sfondare il parapetto e cadere.
La linea sulla quale avvenne la tragedia era gestita dalle Ferrovie Calabro Lucane e fu inagurata nel 1895, il governo con un decreto legge tolse la convenzione all’azienda e il tratto fu chiuso. Ancora oggi resta il più grave disastro ferroviario in Italia.

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