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Omicidi in FamigliaUccide la moglie al bar: “Voglio uscire, c’ho da fare. Ho solo sparato a mia moglie”

Uccide la moglie al bar: “Voglio uscire, c’ho da fare. Ho solo sparato a mia moglie”

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Assunta FinizioAugusto Nuccetelli ha ucciso nei giorni scorsi la moglie, Assunta Finizio, con quattro colpi di pistola. L’omicidio, avvenuto in un bar di Roma, secondo quanto raccontato dall’uomo si è consumato perchè la moglie aveva scoperto una sua relazione extraconiugale

Assunta Finizio, secondo i racconti del marito assassino, aveva scoperto quest’ultimo con un’altra donna e non voleva fare altro che lasciarlo: “L’ho ammazzata perché mi voleva lasciare. L’ho tradita. Mi ha cacciato da casa e non ci ho capito più nulla. Non sapevo dove andare, non ho capito più niente. Che ho fatto?”.

Augusto Nuccetelli da qualche tempo, forse un mese, aveva perso i suoi due schiavi: la moglie e il figlio, che lavoravano per lui, mentre lui viveva di rendita e con la possibilità di ubriacarsi già dal mattino. Imprigionati e maltrattati, i due si erano stancati di questa vita. Al figlio, di 17 anni, era stato vietato di andare a scuola perchè doveva badare alla sua officina al posto del padre. Assunta Finizio mandava di nascosto il figlio a scuola, ed ora quel ragazzino, dalla vita difficile, ha perso tutto:Deve provare le stesse pene, lo stesso dolore che ha provato mia madre. Sennò me lo levo io lo sfizio, ma non per mano mia”.

Il dolore è tanto, eppure Augusto non fa altro che ripetere al suo avvocato: “Massimo tre giorni e mi deve far uscire, c’ho da fare. Ho solo sparato a mia moglie“.

A raccontare di quel padre orco è stato il figlio, intervistato dai giornalisti de IlMessaggero.it: “Se aveva un problema lui si sfogava su di noi, mamma sopportava per me, diceva che ero piccolo. Da 3 anni beveva di brutto, era sempre ubriaco, andava dietro alle donne, stava da tempo con una giovane albanese, le liti erano aumentate. A Corcolle lo sapevano tutti ma gli reggevano il gioco per paura. Quando si è candidato gli hanno cancellato i voti, sennò avrebbe pure vinto. Lei aveva solo lui, era isolata, in casa. E lui era possessivo, geloso, malato. Io spesso non potevo andare a scuola perché dovevo stare dalle 8 in officina mentre lui andava per bar”.

Il giorno dell’omicidio, racconta il ragazzo, “le ha sfilato il telefono dalla borsa mentre lei mi preparava un panino. Più tardi ha chiamato per dirle che aveva lasciato il cellulare, che ci potevamo vedere in un bar di Lunghezza, voleva che andassi anche io, ma io sono rimasto con nonna. Le ha detto: “Se non ritornate a casa vi ammazzo, prima a tuo figlio e poi a te”. E lei: “Tu non sei così uomo da fare una cosa del genere”, lui si è alzato per andarsene, si è girato e iniziato a sparare. Insieme a mia madre è morto pure lui per me“.

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