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Ucciso e decapitato nel bosco: il nipote confessa l’omicidio

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albano-croccoIl nipote di Albano Crocco, l’uomo trovato senza vita in un bosco di Craviasco, ha ammesso di aver ucciso lo zio al termine di una lite

In queste ore, davanti il giudice Paola Faggioni e il pm Silvio Franz, è arrivata la confessione di Claudio Borgarelli, l’uomo indagato per l’omicidio di Albano Crocco. E’ stato lui ad aver ucciso e decapitato lo zio. Il movente è racchiuso in un sentiero, per il quale Borgarelli aveva vietato l’uso alle persone a cui non apparteneva, Crocco compreso: “Abbiamo discusso di nuovo per il sentiero. Lui mi ha insultato e sputato addosso, e io non ho capito più nulla”.

La mattina dell’omicidio, Albano Crocco si era recato nei pressi della villa del nipote per parcheggiare l’auto e andare alla ricerca di funghi. Poco dopo sarebbe scoppiata la furiosa lite, terminata nel peggiore dei modi: “Quella mattina ho aperto la porta e ho visto la macchina e i paletti divelti. Ho seguito mio zio e mi sono portato dietro la pistola perché temevo che fosse armato anche lui. Abbiamo discusso. Io gli ho sparato due colpi e poi l’ho decapitato. Sono tornato a casa, ho messo la testa nel sacco e poi l’ho buttata”.

La testa di Albano Crocco sarebbe stata gettata in un cassonetto situato lungo la strada che da Lumarzo porta a Genova. Dopo aver abbandonato il sacchetto, Borgarelli avrebbe continuato a fare le commissioni della giornata.

Il tutto sarebbe dunque avvenuto a causa di un rancore tenuto a tacere a lungo. Il fatto che Borgarelli sia uscito di casa già armato di pistola e machete, lascia pensare che l’omicidio sia stato premeditato, così come la decisione di smembrare il corpo della vittima.

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