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Un omicidio politico: Valerio Verbano

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La Roma di fine anni settanta è una poleveriera, estremisti di destra e sinistra extraparlamentare si danno guerra senza esclusione di colpi. Ed è in questo clima che inizia la storia di Valerio Verbano.

Valerio è un ragazzo romano, con gli interessi tipici dei ragazzi di quegli anni. La musica dei Beatles e dei Pink Floyd a tutto volume a scandire la sua giovinezza, l’impegno nel Collettivo Valmelaina, la sua passione per la Roma, le sue giornate piene di sport.
Ma in quegli anni soprattutto tra i giovani studenti italiani bisogna schierarsi e Valerio che frequenta il liceo scientifico Archimede si schiera.
Valerio ha idee di sinistra e pian piano inizia a interessarsi sempre più al momento politico italiano. Ha una macchina fotografica ed una grande passione per le fotografie, cosi inizia ad indagare nel giro dell’estremismo di destra.
In poco tempo crea tutto da solo un dossier molto dettagliato corredato di moltissime foto su nomi, luoghi e abitudini dell’estremismo nero. Non tralascia nulla e cosi nel dossier finiscono anche i legami con lo Stato.
Valerio è bravo e intelligente, tanto che il suo nome inizia ad avere un peso negli ambienti dei ragazzi della sinistra romana e il suo dossier arriva alle orecchie anche degli estremisti di destra.
Sono anni di estrema confusione politica in Italia, le bombe e il terrorismo di Stato ancora echeggiano tra gli umori degli italiani. Valerio vuole capire ed avvolte commette anche delle imprudenze, come quando nel aprile del 1970 non viene sorpeso dalla polizia in un casolare di Fidene intento insieme a quattro amici a preparare delle bottiglie molotov.
Viene arrestato e la polizia effettua una perquisizione a casa di Valerio. I poliziotti sequestrano tantissime cose e soprattutto il suo dossier. Sequestrano anche moltissime foto e i negativi.
Una mattina di fine febbraio del 1980 tre ragazzi bussano a casa di Valerio in Via Montebianco, dicono di essere amici di Valerio e cosi i genitori Carla e Sardo aprono la porta senza preoccuparsi.
I tre giovani però sono tutti armati e tutti con i volto coperto, appena varcano la porta di casa immobilizzano i genitori e mentre uno del commando li tiene sotto tiro, gli altri due iniziano a rovistare nella stanza di Valerio.
Mettono tutto a soqquadro, cercano qualcosa che però non trovano. Questa azione dura piu di 50 minuti, e si interrompe quando in casa rientra Valerio.
Sono le 13 e 40, Valerio si rende subito conto che sta succedendo qualcosa di grosso e inizia una furiosa lite con uno del commando. Riesce perfino a levargli il passamontagna e a disarmarlo, ma quando si accorge che in casa ci sono altre persone, tenta di rifugiarsi sulla finestra nel salotto. Purtroppo però due colpi di pistola lo raggiungono alla schiena, uno dei quali in modo mortale.
Pochi giorni dopo il brutale omicidio di Valerio, i genitori chiesero la restituzione del dossier sequestrato l’anno prima durante la perquisione della polizia. Ma sembrava sparito nel nulla, e dopo qualche tempo misteriosamente ricomparve sotto forma di fotocopia dei dattiloscritti e a detta dei suoi amici notevolemnte ridotto.
Anche il magistrato Mario Amato prima di essere ammazzato si interesssò al dossier di Verbano nell’ambito delle inchieste sui legami tra terrorismo nero, servizi segreti e mafia.
L’inchiesta e le indagini sull’omicidio di Valerio non portarono a nulla di concreto e nel 1989 il caso fu archiviato. I reperti recuperati sul luogo dell’omicidio furono distrutti. C’erano due passamontagna, un guinzaglio e il nastro adesivo utilizzato dal commando per legare i genitori di Valerio. L’unica cosa che ancora oggi resta a disposizione degli inquirenti è la pistola che uno degli assassi ha perso durante la fuga, e i bossoli ritrovati a casa.
Nel corso degli anni sono perà emersi anche un paio di occhiali e un bottone che si sono salvati dalla distruzione solo perchè catalogati in modo errato.

Il magistrato Diana De Martino nel 2005 decise di riaprire le indagini confrontando l’arma utilizzata dal commando con delle armi utilizzate da estremisti di destra sequestrate in Via Nomentano. Anche questa pista però portò a un nulla di fatto, e le indagine furono nuovamente chiuse nel 2007.

I genitori di Valerio in tutti questi anni non si sono mai dati per vinti, il papà Sardo ha speso tutta la sua vita per la ricerca della verità fino al suo ultimo respiro. La mamma Carla decise ad 86anni di scrivere un libro con Alessandro Capponi su quello che accadde realmente quella mattina di febbraio.
Partecipò anche a Chi l’ha visto, la popolare trasmissione di rai tre, e in un drammatico intervento si rivolse direttamente ai tre ragazzi del commando affinchè si facessero vivi con lei e gli spiegassero la verità e i motivi di quel gesto.

La Procura di Roma diede seguito alla voce della mamma e decise nel 2010 di riaprire le indagini sulla morte di Valerio.
E le indagini non furono questa volta il solito buco nell’acqua e portarono quasi nell’immediatezza all’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio volontario di due uomini sui cinquantanni legati da giovani agli ambienti estremi di Terza Posizione e dei Nar.
I due indagati furono riconosciuti da alcuni testimoni, grazie alle foto segnalatiche dell’epoca. Gli inquirenti Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, proposero anche un possibile movente, ovvero quello di un gesto fatto per accreditarsi agli occhi dei leader dell’estrema destra armata.
Le indagini furono lunghe e furono interrogati molti amici di Valerio e alcuni esposnenti della destra estrema.
La polizia scientifica riuscì, grazie alle nuove tecniche, ad isolare il DNA di uno degli assassini sugli occhiali ritrovati che è tutt’ora a disposizione degli inquirenti per le eventuali comparazioni.
Ancora oggi non hanno un volto gli assassini di Valerio ma gli inquirenti sono davvero ad un passo dalal verità.
Purtroppo però, la mamma di Valerio è venuta mancare senza aver avuto la verità che ha tanto cercato, ma il calore degli amici del figlio non gli è mai mancato. Al suo funerale tenutosi nella palestra intotilata a Valerio, c’erano centinaia di bandiere rosse e un grande striscione con scritto “Nel vostro nome la lotta continua”.

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