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NewsValentina Pitzalis e le lettere a Manuel Piredda: la verità è un’altra?

Valentina Pitzalis e le lettere a Manuel Piredda: la verità è un’altra?

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Per Valentina Pitzalis, la donna rimasta sfigurata in circostanze misteriose, l’unica verità è quella emersa dal tribunale: Manuel Piredda è morto nel tentativo di ucciderla dandole fuoco

valentina-pitzalis-253312_w1000Continua la polemica a distanza tra Valentina Pitzalis e Roberta Mamusa, la sua ex suocera. Secondo la madre di Manuel Piredda i fatti andarono molto diversamente rispetto a come Valentina li ha raccontati. “Mio figlio non era una persona capace di uccidere. Tutte le prove dimostrano la sua innocenza, ma forse una donna sfigurata fa molto più audience di qualsiasi verità“. Queste parole della Mamusa hanno scatenato un vero e proprio tam tam sui social network che ha portato tanti a chiedersi se quanto raccontato dalla Pitzalis sia veritiero.

La donna ha riposto così alle accuse lanciate dalla mamma di Manuel: “Nei giorni scorsi sono stata oggetto di veri e propri attacchi sui social network con insinuazioni pesanti e dal contenuto diffamatorio che mi hanno fatto stare molto male. Tutto questo proprio quando dovevo entrare in sala operatoria per un intervento molto importante e delicato durato oltre dieci ore. Spiegherò la situazione, ma per l’ultima volta, perché mi fa male dovermi persino giustificare dopo quello che ho subito“.

Per Valentina i fatti andarono in questo modo. Nella nottata tra il 16 e il 17 aprile del 2011 suo marito Manuel Piredda cercò di ucciderla dandole fuoco, ma ad avere la peggio fu proprio l’uomo che rimase ucciso. Le indagini condotte dagli inquirenti hanno appurato senza alcun dubbio che Manuel tentò di ucciderla con del cherosene. Dalle immagini contenute nel fascicolo di inchiesta non si vedrebbe la tanto discussa ferita al capo di Manuel ma si noterebbero alle mani del ragazzo dei guanti scuri, che secondo la procura sarebbero serviti proprio per evitare le ustioni durante l’aggressione.

Accanto a lui sono stati rinvenuti degli stracci imbevuti di liquido infiammabile, così come altri erano presenti nelle mani protette dai guanti. Manuel aveva un secchio di plastica accanto (io l’ho chiamato innaffiatoio o spruzzino perché ero lucida ma non cosciente dopo il rogo, ma cosa contano le parole rispetto all’uso che di quell’oggetto ne è stato fatto?), che secondo gli investigatori aveva utilizzato per lanciare il cherosene contro di me. Inoltre, la porta di casa era chiusa dall’interno e non vi era nessuna terza persona, Manuel indossava un giubbino di jeans e gli indumenti che io ho indicato nel mio libro, e le ricostruzioni temporali del mio vissuto insieme a Manuel e del mio allontanamento da lui sono quelle contenute nel mio libro, così come confermato dagli interrogatori ai vicini contenuti nel fascicolo“.

Molto scalpore hanno destato alcune lettere che la madre di Manuel ha deciso di divulgare su Facebook e che metterebbero in dubbio il rapporto tra i due ragazzi.

Non sapete il male che mi ha fatto sentirmi accusata ingiustamente di aver ucciso Manuel mi sono sentita ancora una volta cosparsa di cherosene, mi sono sentita avvolta dalle fiamme e la cosa è peggiorata quando per colpirmi, ferirmi e screditarmi, hanno pubblicato anche dei pezzi di un mio diario, che come tutti hanno potuto vedere, è datato 2005: 5 e più anni prima della tragedia e risalenti al periodo di quando lavoravo come stagionale in Germania. Hanno fotocopiato le pagine, e quindi separate volontariamente dal contesto originale del mio diario privato, indicandole come lettere scritte a Manuel, cosa che si capisce non essere vera dal tono e dal contenuto, anche se, lo ammetto, separate da tutto il resto del diario non risultano chiare a meno che non si leggano attentamente e con mente sgombra da pregiudizi. Al tempo della stesura, inoltre, non ero ancora legata a Manuel ed ero combattuta tra i miei sentimenti per il mio fidanzato dell’epoca e per quelli che stavano nascendo per Manuel. Capisco sempre di più tutte le donne che hanno subito violenza e dopo ne devono subire altra, dovendo persino difendersi per le sofferenze e i segni che portano indosso. Cercherò di andare in ogni luogo dove chiederanno la mia testimonianza e sarò nella condizione di andare, come sempre a titolo gratuito, perché oggi più di ieri nessuno può togliermi il sorriso

 

1 commento

  • Marisa Riccardi:

    È doveroso riaprire il caso. Troppi dubbi

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