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Delitti ItalianiValentina Pitzalis, la madre dell’aggressore: “Riaprite il caso, la verità è un altra”

Valentina Pitzalis, la madre dell’aggressore: “Riaprite il caso, la verità è un altra”

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Tre anni fa l’uomo morì carbonizzato nel tentativo di uccidere la moglie, Valentina, da allora è sfigurata. Ma alla mamma di Manuel Piredda molte cose non tornano e chiede che venga riaperto il caso

Manuel PireddaC’è una donna che da oltre tre anni aspetta di sapere la verità, perché quella che hanno raccontato allora non la convince. E‘ Roberta Mamusa, la madre di Manuel Piredda che nel 2011 rimase carbonizzato dopo aver sfregiato la moglie Valentina Pitzalis, dalla quale era separato.

Allora il fatto venne archiviato come un tentativo di uxoricidio finito peggio per il colpevole. Ma la madre di Manuel non ci sta e chiede la riapertura del caso. Così si è affidata allo strumento più efficace di questi tempi, i social network, scrivendo una lettera aperta su Facebook per denunciare tutto quello che non le torna. “Ormai mio figlio è ricordato come una persona cattiva e capace di uccidere. Sono passati tre anni pieni di dolore, nei quali io e mio marito, dopo aver perso il nostro unico figlio, siamo stati ricoperti di brutte parole che ci hanno distrutti ancora di più facendoci rinchiudere nella nostra più grande tristezza. Ma oggi siamo qua, per urlare al mondo una verità non detta, una verità che oggi nessuno vuole più ascoltare. Chiediamo che venga riaperto il caso chiuso troppo prematuramente e senza prove alcune della colpevolezza di nostro figlio, anzi le prove raccolte indirizzano da tutt’altra parte”.

La donna ha pubblicato alcune lettere scritte da Valentina e che, secondo lei, “dimostrano che era lei a nutrire un amore morboso e instabile nei confronti di mio figlio”. Ma soprattutto mette in fila diversi motivi per cui chiede la riapertura del caso: “lei afferma che nel momento in cui è accaduto il fatto loro erano separati da un anno e non si vedevano da parecchio tempo, dichiarazione smentita da tanti vicini di casa di Manuel che la vedevano quasi tutte le mattine uscire di casa alle sette. Non è mai stata fatta l’autopsia sul corpo di mio figlio nonostante sia stato trovato con la testa spaccata. Manuel è stato ritrovato nell’ingresso dell’abitazione mentre lei nella camera da letto, se voleva davvero ucciderla, come mai è morto solo lui e ancor prima che arrivassero i soccorsi?”.

E poi, secondo la Mamusa, ci sono altri punti oscuri: “l’innaffiatoio usato per il cherosene non è mai stato trovato, la donna ferita ha sempre detto di essere rimasta cosciente ma non sa cosa sia successo al marito“. E poi “come si spiega che mio figlio è morto carbonizzato e lei ha solo la faccia e le braccia ustionate? Se gli fosse stato gettato addosso del cherosene avrebbe avuto ustioni per lo meno nel petto invece sembra quasi che le sia esploso qualcosa tra le mani e difatti una l’ha persa e l’altra le è stata trapiantata”.

Ecco perché vuole capire come sia morto suo figlio: “Noi siamo rimasti fin troppo tempo in silenzio, ad osservare la sua popolarità crescere tra libri e pubblicità. Siamo gente umile e non abbiamo bisogno di diventare famosi; nostro figlio non tornerà in vita ma vogliamo giustizia e vogliamo che la sua memoria non venga più infangata“.

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