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Veronica Panarello, parla la vicina di casa: credeva che Andrea Stival fosse il marito e non il suocero

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Dopo la nuova versione dei fatti fornita da Veronica Panarello emergono dettagli sul rapporto che la legava al suocero Andrea Stival. Come riportato su Giallo num. 9 in edicola questa settimana, una vicina di casa credeva che fosse lui suo marito e non Davide, come ha scoperto in seguito.

veronica panarelloVeronica Panarello e Andrea Stival avevano un rapporto molto stretto, questo è quanto emerso da un’intercettazione ambientale del 27 gennaio 2015 quando la vicina di casa della donna, Vanessa Di Naro, è stata convocata in Questura. L’indiscrezione è stata riportata dal settimanale Giallo num. 9, alla luce dei recenti sviluppi è considerata importante ai fini delle indagini. Veronica Panrello continua a cambiare versione, quella che la vede “complice” e non “assassina” è solo l’ultima. Nonostante vi siano molti lati oscuri e molti dubbi, Andrea Stival, il suocero, ha un alibi di ferro già verificato. La Procura ha ritenuto opportuno iscriverlo nel registro degli indagati come “atto dovuto”.

Loris Stival è stato ucciso dalla madre Veronica Panarello, quella mattina faceva i capricci perché non voleva andare a scuola. Quando è ritornata a casa e sul luogo dove ha abbandonato il corpicino del figlio, aggirandosi come un ombra tra la cucina e il bagno, più leggera delle erbacce che infestano il campo, le è ritornata la memoria. Agli psichiatri ha detto: «Ero attratta da mio suocero Andrea per l’attenzione che mi dava, per come mi faceva sentire quando Davide non c’era. Davide era affettuoso ma a volte sì, a volte no». Agghiacciante il racconto dell’omicidio: «I polsi li ho legati io, ma non l’ho strangolato io. Chi era con me stava discutendo con me. Non pensavo che andasse a finire così… Quella mattina Loris mi ha detto che l’avrebbe detto a papà. C’era la tv accesa e loro stavano già parlando e discutendo. Mio figlio aveva paura, lo vedevo dalla sua faccia. Andrea mi ha detto di prendere qualcosa. Ho preso le fascette. Lui ha preso un cavo. Io sono rimasta pietrificata. Avevo gli occhi spalancati di mio figlio che guardavano me e io non riuscivo a fare niente. Poi ho provato a prendere le forbici per liberarlo. Ma quando sono tornata per liberarlo, non respirava più. I graffi che aveva al collo erano le mie unghie, cercavo di fargli prendere aria. Non ho urlato, non sapevo cosa dire… Quando ho preso il telefono per chiamare un’ambulanza, sono stata fermata da mio suocero. Andrea mi disse: “Non possiamo lasciarlo a casa”. Loris era ancora vestito, gli ho tagliato le mutandine di lato perché s’era fatto la pipì addosso, ecco perché è stato trovato con i pantaloni non abbottonati. Poi io scendo in garage. Ho spostato la mia auto, poi è arrivato Andrea con in braccio Loris. Ho aperto lo sportello lato passeggero ed è lì che è stato poggiato. Gli ho messo un plaid blu di Topolino di sopra. Andrea si è messo nel sedile dietro di me. Ho messo un giubbotto sopra mio suocero. Avevo paura che lo vedessero».

Ora Andrea Stival ha minacciato di querelare Veronica Panarello, l’uomo era molto legato al nipote. Eppure si potrebbe ipotizzare che il loro rapporto fosse davvero molto stretto, i tabulati telefonici raccontano un’altra verità. Perché nei giorni precedenti all’omicidio si sono sentiti così spesso? A questa domanda cercano di rispondere gli inquirenti che tra le mani avrebbero anche una lettera che l’uomo ha spedito in carcere a Veronica. L’avvocato Villardita, ai microfoni della trasmissione Mattino 5 ha raccontato che la sua assistita custodisce una lettera di cui non si conosce il contenuto con 80 euro, al padre disse di riferire ad Andrea Stival che “non era in vendita” e l’ha interpretato come un “invito a tacere”.

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