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DossierViolet Gibson: la donna che arrivò in Italia con una pistola nella valigia per uccidere Mussolini

Violet Gibson: la donna che arrivò in Italia con una pistola nella valigia per uccidere Mussolini

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Nel 1926, Benito Mussolini venne ferito da un colpo di pistola partito dalla folla. La mano che ha premuto il grilletto era quella di una donna irlandese di 50 anni, Violet Gibson. Ai servizi segreti disse: «Ma siete sicuri che sia stata io?».

violet gibsonLa vita di Benito Mussolini, come quella di tutti i dittatori, era in pericolo. Molti hanno cercato di ucciderlo, ma l’unica persona che riuscì a ferirlo seriamente fu una donna, Violet Gibson. Il primo vero attentato al Duce fu quello architettato da Tito Zaniboni. Il 4 novembre del 1925 Mussolini si sarebbe affacciato da un balcone di Palazzo Chigi. Zaniboni si appostò con il suo fucile da una camera di albergo ma la polizia riuscì a sventare il colpo. L’11 settembre 1926 ci provò Gino Lucetti, un anarchico di Carrara che arrivò da Marsiglia per lanciare due bombe sull’auto che trasportava Mussolini. Il colpo fallì e venne arrestato. Il 31 ottobre dello stesso anno il Duce era a Bologna per inaugurare lo stadio, fece un ingresso trionfale su un cavallo bianco accolto con entusiasmo dalla folla. Mentre faceva ritorno alla stazione una pallottola lo sfiorò, a far partire il colpo fu un ragazzo di 16 anni, Anteo Zamboni. Tuttavia la descrizione delle mancate vittime non corrispondeva a quella di Zamboni, così venne deciso di condannare a morte i presunti attentatori.

L’attentato organizzato da Violet Gibson è avvenuto il 7 aprile del 1926. Benito Mussolini si trovava a Palazzo dei Conservatori, dove aveva aperto i lavori di un congresso di chirurgia. Dopo aver rivolto alla folla il suo saluto, una donna tese il braccio, ma non per salutare. Tra le mani aveva una pistola con cui mirò alla testa del Duce ma riuscì a cavarsela con una ferita sul naso. Violet Gibson cercò di sparare ancora, ma la pistola si inceppò e la polizia riuscì a bloccarla. I supporter del Duce la tenevano in pugno, per fortuna l’intervento dei carabinieri e del questore la salvò dal linciaggio.

Ai servizi segreti, Violet Gibson, chiese se fossero sicuri che avesse sparato proprio lei, aggiungendo frasi sconclusionate e senza senso. I presenti capirono subito che si trattava di un complotto internazionale e i servizi segreti cercarono di capire chi c’era dietro quella donna che evidentemente era una spia. Lady Violet Gibson era una donna imparentata con l’alta nobiltà inglese. I libri di storia parlano di lei come una figura sui generis, un po’ pazza, una notte infatti venne trovata in camicia da notte per le strade di Londra. Era depressa e nevrotica, una serie di lutti avevano sconvolto la sua esistenza e lei stessa era scampata alla morte avendo combattuto contro un tumore al seno e una peritonite.

Violet Gibson in realtà era una malata di mente, il Duce infatti la rispedì in patria senza processo perché non voleva rovinare i rapporti con gli inglesi. Era una fanatica religiosa e quella mattina non voleva colpire Mussolini, ma Papa Pio IX. Mentre si recava in Piazza San Pietro si fermò in Campidoglio e lo sguardo del Duce attirò la sua curiosità.

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