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Yara Gambirasio, ecco perchè Massimo Bossetti rimane in carcere, DNA decisivo

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Massimo Giuseppe Bossetti, unico indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio, rimarrà in carcere

massimo-bossettiA stabilirlo i giudici del Tribunale del Riesame di Brescia che lunedì 20 ottobre hanno respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali della difesa, Gazzetti e Salvagni.I tre giudici del Tribunale Elena Stefana, Simone Devioli Devoto e Michele Mocciola, hanno scritto una sentenza di 23 pagine dove spiegano “È realistico assumere che la partecipazione dell’indagato all’assassinio di Yara Gambirasio sia desumibile dalle tracce biologiche da lui provenienti sul corpo della vittima“, sostenendo e difendendo la validità dell’operato dei Ris nell’esaminare i campioni.

Questa è la prova, quindi, che costituisce un grave indizio di colpevolezza di Bossetti, ormai recluso in isolamento nel carcere di Bergamo da più di 100 giorni.
Nonostante sia stato confermato l’arresto di Massimo Bossetti, il resto dello scenario accusatorio è stato smantellato. Prima di tutto, la parte dedicata ai tabulati telefonici che, secondo l”accusa,  che le celle agganciate dal cellulare dell’indagato  dimostrano Bossetti, il 26 novembre, si trovava nella stessa zona frequentata da Yara, pochi minuti prima che la ragazzina svanisse nel nulla. Tesi sempre smentita dalla difesa, secondo cui il telefonino del muratore agganciò la cella alle 17.45 mentre quello di Yara alle 18.49.

Sulla questione, il Riesame sostiene semplicemente “Le risultanze dei tabulati implicano solamente che non sono smentiti gli assunti per cui il giorno del delitto l’indagato gravitava nei pressi ed era nelle condizioni di avvicinare Yara” Considerazioni non importanti, secondo il Riesame ma che, al contrario, “hanno scarso impatto e rimangono di contorno, in quanto è pacifico che era residente proprio a Mapello“. Versione sempre sostenuta dallo stesso Bossetti, che si è difeso dal primo istante affermando di passare di lì per andare a casa.

Smontato anche l’altro componente che costituiva la strategia del’accusa, ovvero la presenza di calce sul corpo di  Yara Gambirasio. Infatti, secondo i tre giudici, non è dato sapere se Bossetti maneggiasse materiale di quel tipo e, anche se fosse, chiunque avrebbe potuto portare Yara dove poi è stata ritrovata.
I difensori di Bossetti avranno la possibilità, qualora lo ritengano opportuno, di rivolgersi in appello alla Cassazione.

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