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Yara Gambirasio le dichiarazioni discordanti della moglie di Massimo Bossetti

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Un uomo devoto alla Madonna, con tanto di effigi appese alla parete della cella in cui è rinchiuso da quasi due mesi, la famiglia che va a trovarlo non lasciandolo solo nemmeno un istante in questo periodo difficile e la moglie Marita Comi che, per difenderlo a spada tratta, rilascia interviste su riviste a tiratura nazionale

Marta-Comi-moglie-di-BossettiMassimo Bossetti, in prigione accusato dell’omicidio della piccola Yara Gambirasio, sembra a prima vista un innocente incastrato per sbaglio.

Tuttavia, potrebbero essere proprio alcune dichiarazioni di Marita Comi a rendere la sua versione dei fatti non convincente. In un’intervista esclusiva al settimanale Gente, la signora Comi in Bossetti ha affermato “quella bambina è morta dopo le 19, forse dopo le 22.

Ebbene, mio marito non poteva essere là fuori ad uccidere perché era a casa…Come faccio a ricordarmi? Perché ogni giorno per noi è identico all’altro, di rado restava fuori casa dopo le 19 e ogni volta mi avvertiva. Se anche quella sera ci fosse stato uno strappo alla regola lo rammenterei”. L’incongruenza è rappresentata dal fatto che, in sede di primo interrogatorio con gli inquirenti, la consorte del presunto assassino della piccola Yara aveva detto di non essere sicura che il marito si trovasse in casa tra le 19 e le 22 la sera dell’omicidio, il 26 novembre 2010.

Ma non è l’unica discrepanza di Marita. In un altro passo della stessa intervista, riguardo all’utilizzo del Pc di casa, sostiene “L’ho voluto io, pensavo che prima o poi l’avrebbe utilizzato anche lui per fare le fatture della ditta, ma preferisce la penna. Ci navigavo io soprattutto e la pagina Facebook l’ho aperta io usando il suo nome…Si è detto che il Massi cercava con strana frequenza notizie su Yara al computer. Ripeto, la navigatrice sono io, ma è ovvio che anche lui si interessasse a Yara.

Quale bergamasco non ha seguito il caso con attenzione speciale?”. Anche in questo caso, la risposta differisce parecchio da quanto avvenuto nell’interrogatorio, quando, nella stessa domanda, si era avvalsa della facoltà di non rispondere. Sempre riguardo al computer di casa Bossetti, le indagini hanno riscontrato delle pagine di navigazione impossibili da imputare a Marita Comi, ma del tutto compatibili con il profilo studiato dagli investigatori denominato “Ignoto Uno”.

Inoltre, a pesare su Bossetti, la prova inconfutabile del Dna ritrovata sui leggins e negli slip della piccola. I legali del presunto omicida non hanno presentato alcuna istanza, al fine di poter avere il quadro completo dell’accusa. Nonostante tutti questi elementi a sfavore dell’imputato, lo stesso presunto killer di Brembate ha dichiarato che gli inquirenti possono fargli tutte le domande che vogliono, avendo una spiegazione per chiarire tutti i punti oscuri dell’inchiesta.

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