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Yara: immagini shock al processo, i giudici fanno uscire il pubblico

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Al processo per l’uccisione di Yara Gambirasio la deposizione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, ha richiesto da parte dei giudici la decisione di allontanare il pubblico dall’aula, la motivazione è la salvaguardia dell’immagine della giovane vittima.

yara- delitti.netGli avvocati di parte civile della famiglia Gambirasio hanno avanzato la richiesta di processo a porte chiuse, data la necessità di mostrare le diapositive del corpo dopo il suo ritrovamento nel campo di Chignolo d’Isola, e dell’autopsia effettuata sui resti di Yara.  Richiesta accolta sia dal pm Letizia Ruggeri sia dai difensori di Massimo Bossetti.  Antonella Bertoja, in qualità di presidente ha subito disposto che in aula possano rimanere solo le parti chiamate in causa e i giornalisti; tutto il processo fin dall’inizio inoltre si svolge in forma “chiusa” non sono ammesse in aula le telecamere né nessun altro mezzo in grado di fotografare o riprendere le fasi delle udienze.

Quindi per volontà del giudice la presentazione dell’autopsia con la spiegazione effettuata tramite diapositive si svolge a porte chiuse; ammessa in aula solo la stampa. La motivazione è stata cosi espressa: «Le immagini possono turbare lo svolgimento delle indagini e creare pregiudizio alla persona; il fine è di tutelare l’immagine della giovane vittima».

Anatomopatologa Cristina Cattaneo, durante la sua testimonianza ha proiettato delle diapositive inerenti il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio, oltre ad altre immagini legate all’autopsia, durata due giorni e durante la quale sono state eseguite anche la tac e i Raggi X; immagini molto forti del cadavere di Yara, che anche Bossetti ha guardato durante le spiegazioni della dottoressa in aula.

La professoressa Cattaneo, lo stesso pomeriggio del ritrovamento esaminò il corpo di Yara,  abbandonato in mezzo al campo di via Bedeschi a Chignolo d’Isola, per un primo esame sommario, era il 26 febbraio 2011. In seguito all’obitorio di Milano, iniziò l’esame autoptico,che risultò molto complesso; a maggio poi fu finalmente possibile la restituzione della salma ai familiari; dopo oltre tre mesi, e precisamente in agosto, l’esperta consegnò la sua relazione completa e terminata sulle cause della morte di Yara, un fascicolo di ben da 352 pagine.

La professoressa nella sua relazione scrive: “Yara morì la sera stessa del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa, e il suo corpo; in via di elevata probabilità, rimase nel campo di Chignolo d’Isola dal momento della sua morte al momento del ritrovamento; non è possibile stabilire le cause per il cattivo stato di conservazione della salma, cioè stabilirle con certezza, tuttavia la durata dell’agonia nel contesto di elementi climatici sfavorevoli e il concorrere di lesioni traumatiche contusive e da taglio ben si accordano con una morte concausata da ipotermia e dagli effetti combinati delle lesioni: otto le ferite da taglio, tre  contusioni al capo e al volto riscontrate sulla vittima”.

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