HOME | Redazione | Contattaci
Delitti.net
Delitti ItalianiZhang Yao e Beau Solomon: un filo nero di violenza in una Roma alla deriva

Zhang Yao e Beau Solomon: un filo nero di violenza in una Roma alla deriva

di

Proprio mentre veniva rilasciato l’unico imputato per la morte dello studente americano Beau Solomon, il senzatetto Massimo Galioto, iniziava il mistero della studentessa cinese Zhang Yao, la cui ultima richiesta di aiuto dal telefono, lunedì 5 dicembre, aveva allarmato e preparato al peggio gli inquirenti

Che difatti hanno trovato quattro giorni dopo la scomparsa il corpo senza vita della ragazza, martoriata dal passaggio del trenino regionale che attraversa la zona passando per Tor Sapienza. Zhang Yao inseguiva dei borseggiatori che le avevano strappato una borsa di grande valore con dentro documenti che per lei che studiava da poco in Italia erano preziosi. Il permesso di soggiorno appena vidimato e quei pochi riferimenti per orientarsi in una realtà nuova come questa. I tre borseggiatori scappano verso il campo nomadi di via Salviati, che incredibile a dirsi, è lì da più di vent’anni. Lei li rincorre, qualcosa va storto però e lei, sola e indifesa viene investita dal treno perdendo la vita.

Una rincorsa rabbiosa e a difesa della propria dignità, come quella che a luglio di quest’anno aveva causato l’annegamento di Solomon nel Tevere mentre rincorreva chi gli aveva rubato il portafoglio.

Strano destino di questi due studenti e ragazzi modello, che trovano la morte a Roma, solo per reagire ad un sopruso, a qualcosa che soltanto nella mente ormai rassegnata dei romani è considerata come un “effetto collaterale” a cui sottostare, che invece non è affatto normale per chi viene da Pechino, o da Milwaukee. Si è detto all’inizio, che il tribunale del riesame ha scarcerato Galioto, perché detenuto per la sola deposizione di un’altra sbandata come lui, tale Alessia Pennacchioli, che lo aveva visto spingere Solomon in acqua dopo una lite proprio per la restituzione del maltolto.

Eppure, ci sono delle immagini mostrate dalla Polizia Scientifica che mostrano almeno cinque persone accerchiare Solomon e uno di loro spingerlo in acqua. Quasi sicuramente gli stessi che dopo mezzora dal fatto, diranno ai poliziotti, intervenuti su segnalazione di alcuni cittadini che avevano sentito nel buio il tonfo del ragazzo e le sue grida d’aiuto, di non aver sentito nulla e di dormire beatamente. Dormire in un passaggio sotto il Tevere, sotto ponte Garibaldi, che in teoria, ma solo in teoria dovrebbe esser luogo pubblico.

Beau e Zhang rincorrevano chi li aveva depredati, lasciati soli in una città che ormai conta un numero più alto di reati che di abitanti. Qualcuno ha spinto Solomon in acqua, è certo, è inciso su un video drammatico, ed è sorprendente che proprio quando il video della Polizia chiarisce la dinamica dei fatti sconfessando palesemente le testimonianze di chi c’era e ha fatto finta di nulla lasciando morire il giovane americano, si rilascia l’unico indagato sicuramente presente al momento dei fatti. Qualcuno ha rubato la borsa a Zhang e ha quasi certamente percepito il dramma che si è consumato alle loro spalle ma non ha fatto nulla. Anzi, ha atteso che altri ritrovassero quel corpo, mettendo fine ad una pantomima di ipotesi, in cui si era scomodata, neanche a farlo apposta, finanche la mafia cinese, dimostrazione di come anche tra gli organi di stampa e non solo tra quelli investigativi si lavori spesso con un canovaccio intessuto di luoghi comuni, percorrendo inutili scorciatoie.

La verità per Beau e Zhang era semplice, è semplice. Ma non pagherà nessuno, li prenderanno? Forse. Pagheranno? difficile, difficilissimo. Perché in fondo questi due splendidi ragazzi che venivano da lontano sono vittime di un reato minore, a cui quasi non si fa più caso. Sono morti a causa del loro alto senso di giustizia e di rifiuto del sopruso. Appunto, del loro. E la città li guarda attonita, sorpresa. Rassegnata.

Lascia un commento

Back to Top