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Cold CaseCaso Lidia Macchi: Binda rinviato a giudizio, prove schiaccianti

Caso Lidia Macchi: Binda rinviato a giudizio, prove schiaccianti

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Lidia Macchi è stata uccisa il 5 gennaio 1987, dopo 30 anni la verità è vicina? Stefano Binda è stato rinviato a giudizio, continua a dire di essere innocente ma vi sono prove schiaccianti contro l’amico della vittima.

Stefano Binda è stato rinviato a giudizio. Il sostituto procuratore che ha riaperto le indagini, nella sua relazione di quattro pagine ha indicato ben 26 indizi che rendono colpevole l’uomo dell’omicidio di Lidia Macchi avvenuto il 5 gennaio 1987. Binda, che oggi ha 49 anni, continua a professarsi innocente. È stato arrestato il 15 gennaio, l’ultima richiesta di scarcerazione è stata presentata ad ottobre ma, come tutte le altre è stata respinta. Lidia Macchi è stata massacrata con 29 coltellate nella zona di Cittiglio, lunedì la prima udienza preliminare.

Il Giorno ha raccolto le fonti di prova, come riporta il quotidiano online, la poesia “In morte di un’amica” la poesia recapitata a casa della famiglia Macchi il giorno dei funerali è considerata la prova chiave che ha fatto partire nuovamente le indagini. Ci sono alcuni particolari che evocano la sera dell’omicidio, solo l’assassino poteva conoscerli e Patrizia Bianchi, amica di Binda, ha riconosciuto la sua calligrafia dopo aver visto lo scritto su un giornale. L’uomo ha sempre negato di essere stato lui a scrivere quella poesia e vi sono ben tre consulenze di cui una calligrafica che attestano che lo scrittore e l’assassino sono la medesima persona.

Nella borsetta di Lidia Macchi inoltre è stata trovata la trascrizione di una poesia di Cesare Pavese, anche in questo caso è importante la testimonianza della Bianchi, innamorata di Binda, che considera il componimento il “cavallo di battaglia” dell’amico, all’epoca dei fatti. Quando sono state fatte le perquisizioni a casa di Stefano Binda è stato trovato un foglietto attaccato in un mobile con un pezzetto di nastro adesivo che riportava lo stesso testo. Molte le agende sequestrate, tra cui ben quattro dell’anno dell’omicidio. In una di queste mancano le pagine dal 4 all’8 gennaio 1987, mentre in un’altra nei giorni dall’1 al 3 gennaio c’è scritto Sestrière che è il luogo dove il gruppo Gioventù Studentesca, a cui apparteneva anche Binda, ha trascorso una vacanza i primi sei giorni del 1987. Solo uno dei compagni si ricorda di lui. Sfogliando le pagine si arriva all’8 gennaio dove c’è la foto di Lidia Macchi e poi alcuni ritagli: «What I done?».

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