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Cold Case: il mostro di Udine, un mistero mai risolto

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Dieci delitti irrisolti, dieci vite spezzate brutalmente in un lasso di tempo che va dal 1971 al 1989; uno dei tanti Cold Case che aspettano una risoluzione.

mostro udine_delitti.netStiamo parlando del fantomatico “mostro di Udine” una figura nebulosa che però ha commesso delitti tangibili ed efferati nella città friulana, e che in tutti questi anni è riuscita a restare impunita. L’unica traccia che collega i vari delitti viene presentata dai carabinieri cinque anni dopo l’ultimo delitto alla Magistratura; cinque delle dieci vittime presentano una lunga incisione sul ventre, forse fatta con un bisturi, i tagli sono simili su tutti e cinque i cadaveri e inferti con la stessa dinamica: un taglio preciso dall’addome al pube con una lama affilatissima, evitando la zona dell’ombelico, dopo averle uccise; un tipo di incisione simile a quella del parto cesareo.

Quindi da questo dettaglio gli inquirenti dedussero che la mano omicida poteva essere la stessa per tutte le donne massacrate in quella zona e in quel lasso temporale. Le vittime del mostro sono tutte donne, di età diversificata e di diversa estrazione sociale; le aggressioni avvengono in tempi discontinui, a volte passano anni da un delitto all’altro, a volte solo pochi mesi.

Il triste e macabro elenco ha inizio il 21 settembre 1971, quando il mostro uccide Irene Belletti nei pressi della stazione ferroviaria, con sette coltellate; la donna lascia un figlio d 13 anni. Le indagini sul caso non portano a nulla e la morte della Belletti resta impunita. il 6 novembre del 1972, solo un anno dopo il primo delitto,  Elsa Moruzzi, una 52enne viene trovata nella sua casa a Udine, con il cranio sfondato.

Le indagini anche questa volta non danno risultati e per quattro anni il massacro si ferma. Il mostro torna all’opera il 23 settembre 1976, giorno in cui uccide con 17 coltellate, a Moruzzo, Maria Luisa Bernardo sposata e madre di due bimbi piccoli. Il cadavere viene trovato in un campo di grano. Nessun indizio, nessuna traccia che possa far luce sull’identità di quello che pare essere un assassino seriale.  Ancora una pausa per il maniaco che lascia passare ben tre anni prima di uccidere ancora; la nuova vittima è Jaqueline Brechbuler, 46 anni, francese  sposata e residente a Colugna nei pressi di Udine da una decina di anni, la poveretta viene massacrata con dieci coltellate.

Poi la sete di sangue del mostro si fa risentire molto presto…solo quattro mesi dopo: il  19 febbraio 1980, alla periferia di Pradamano spezza la giovane vita di Maria Carla Bellone, 19 anni, anche lei scannata senza pietà. Il delirio di sangue cresce, si manifesta a distanza ravvicinata, dopo due mesi  è Wilma Ghin, la nuova preda del killer, una diciottenne di Marano Lagunare, che scompare nel nulla dopo essere uscita da un locale di Mereto di Capitolo quella sera. Verrà ritrovata cadavere.

E di nuovo il silenzio, la calma che precede ancora follia e sangue…una pausa di tre anni; il  24 gennaio 1983 i delitti ripartono, la vittima è Luana Gianporcaro, 22 anni, di Trieste; poi un anno dopo è la volta di Maria Bucovaz, 44 anni, di Moimacco  strangolata il 22 maggio 1984 con una calza; a dicembre tocca a Stojanka Joksimovic, 42 anni, trovata morta nella discarica di San Gottardo il 29.  Un altro anno passa e il 3 marzo del 1985, a Torreano di Martignacco muore sotto i colpi del mostro Aurelia Januschewitz, di 42 anni, la donna è di origine slava ma vive a Udine da tempo.

Marina Lepre è la vittima che chiude la terribile lista di cadaveri; viene trovata morta il 26 febbraio 1989 ( a quattro anni di distanza dall’ultima uccisione) sul greto di un torrente alla periferia nord di Udine, la donna è un’insegnante 40enne, separata e madre di una bambina. Gli inquirenti stabiliscono che alla poveretta è stata tagliata la gola una decina di ore prima del ritrovamento.

La scia di sangue si interrompe bruscamente. Nel 1996 le indagini sono ancora in corso, gli inquirenti sembrano vicini alla verità, me è un nuovo “nulla di fatto”. Alcuni uomini vengono indagati nel corso degli anni: un medico e un uomo che ha ucciso la compagna, ma entrambi risultano estranei ai dieci femminicidi. Il caso cade cosi nell’oblio mediatico; sedici anni dopo tramite la figlia di Marina Lepre gli inquirenti vengono in possesso di un’importante reperto: lo scialle, che la donna indossava quando fu uccisa e che la figlia ha conservato per 23 anni.

Il medico indagato era un laureato in ginecologia; all’epoca il pubblico ministero incaricò il medico legale Carlo Moreschi, di analizzare gli omicidi irrisolti  avvenuti in quella zona negli ultimi venti anni; dagli esami effettuati venne cosi alla luce la possibilità che fosse stata la stessa mano a colpire e sfregiare i corpi di quattro delle vittime: Maria Carla Bellone, Aurelia Januschewitz Luana Gianporcaro, e Marina Lepre, nonostante gli indizi emersi il procedimento fu archiviato, perché in fase preliminare la Procura giudicò insufficienti gli indizi per sostenere l’accusa in tribunale.

A febbraio del 2012 gli agenti del Ris analizzano lo scialle di Marina Lepre nella speranza di trovare tracce di Dna dell’assassino. Ma ancora una volta non ci sono esiti utili a identificare il “mostro di Udine”; il caso pare destinato a non avere una soluzione…finora.

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