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Delitto al Collatino: Marco Prato cambia atteggiamento e non risponde alle domande del pm Francesco Scavo

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Ieri pomeriggio il pm titolare dell’inchiesta del delitto di Luca Varani, si è recato presso il carcere di Regina Coeli per ascoltare ancora una volta Marco Prato. Il pierre romano però ha cambiato atteggiamento e ha deciso di non rispondere alle sue domande.

omicidio luca varani-marco pratoMarco Prato si è avvalso della facoltà di non rispondere, una notizia che giunge inaspettata visto che sino a questo momento il 28enne aveva sempre collaborato con gli inquirenti. Il giovane è detenuto presso il carcere romano di Regina Coeli, lo stesso di Manuel Foffo, anche lui accusato dell’omicidio di Luca Varani. Il legale di Marco Prato ha spiegato i motivi di questa sua decisione, riportati da Roma – Fanpage: «Il mio assistito non ha risposto per un motivo preciso: il pm continua a contestargli l’aggravante della premeditazione, nonostante la decisione del gip di farla cadere. Prato risponderà al pm appena gli verrà contestata l’imputazione così come indicata nell’ordinanza di custodia cautelare del gip».

Marco Prato è stato arrestato sabato 5 marzo, il giorno dopo l’omicidio di Luca Varani. Era in una stanza di un albero vicino a Piazza Bologna, privo vi sensi, aveva tentato il suicidio, ma potrebbe essere una messa in scena, per questo gli inquirenti stanno cercando di dissipare tutti i dubbi indagando a fondo anche su questa vicenda. Marco Prato, nei precedenti interrogatori aveva detto che lui e Manuel Foffo avrebbero avuto rapporti sessuali nei due giorni in cui si sono chiusi nell’appartamento al Collatino. Sarebbe stato Foffo a voler vivere un’esperienza estrema e quando si sono incontrati non avevano deciso di cercare una vittima sacrificale.

Marco Prato era succube di Manuel Foffo, e mentre si scava nella mente dei due assassini ecco che sono arrivati i tabulati. Come specifica il Corriere della Sera dall’analisi delle utenze sono venuti fuori alcuni spunti molto importanti ai fini delle indagini che portano a pensare che sulla scena del delitto possa essere intervenuta una terza persona. In realtà questa pista è stata seguita sin dall’inizio.

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