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Federica Mangiapelo: 18 anni per il fidanzato accusato di omicidio volontario aggravato

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federica-mangiapeloFederica Mangiapelo, la giovane 16enne trovata senza vita sulla riva del lago di Bracciano il 31 ottobre del 2012, ha avuto finalmente giustizia. Il suo fidanzato, il 21enne Marco Di Muro, è stato condannato a 18 anni di reclusione perchè accusato di omicidio volontario aggravato

Marco Di Muro è stato da sempre ritenuto l’unico responsabile della morte di Federica Mangiapelo. Quest’ultimo, dopo aver trascorso qualche tempo agli arresti domiciliari in attesa della condanna definitiva, nelle ultime ore è stato condannato ad una pena di 18 anni che gli è stata inflitta dal gup di Civitavecchia.

Federica Mangiapelo venne trovata da un passante sulla riva del lago di Bracciano. Sul suo corpo, come ricordato dal Messaggero, non c’erano segni di evidenti colluttazioni tanto da far ipotizzare agli investigatori che la 16enne potesse essere morta per cause naturali o per un fatale incidente. Solo grazie ai dovuti esami si scoprì successivamente che Federica venne uccisa molto probabilmente da Marco Di Mauro che l’annegò dopo un litigio scaturito forse per motivi di gelosia.

Il ragazzo venne poi iscritto nel registro degli indagati e da quel momento iniziò a ritenersi più volte innocente ed estraneo alla morte di Federica Mangiapelo che, secondo le dichiarazioni rilasciate dello stesso Di Mauro, la notte di Halloween venne lasciata sola attorno alle tre di notte nei pressi di una via isolata.

Dopo gli arresti domiciliari del 21enne e dopo questa ultima sentenza la famiglia di Federica Mangiapelo ha conquistato delle piccole vittorie che sembrerebbero non essere ancora abbastanza: “La famiglia non è soddisfatta perché quando muore una figlia di 16 anni non si può mai essere soddisfatti. La condanna è un riconoscimento alle sofferenze di Rosella e Luigi, i genitori di Federica, e agli sforzi miei, di Francesco Pizzorno e del pm Eugenio Rubolino per raggiungere la verità” e ancora “Ora ci sarà la richiesta di appello, sicuramente non è finita qui. Ma almeno possiamo dire che è arrivata la prima pronuncia giudiziaria. È un primo passo verso la giustizia”.

Per i difensori del ragazzo invece “questa è una sentenza che rispettiamo ma che impugneremo delle sedi superiori. Vedremo alla fine come si concluderà questa storia”.

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