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FemminicidioNews“Ieri mi hanno uccisa”: il post su Facebook che fa il giro del web

“Ieri mi hanno uccisa”: il post su Facebook che fa il giro del web

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Marina Menegazzo e Maria Jose' ConiNelle ultime ore un post pubblicato su Facebook da una studentessa sta facendo il giro del web. Ecco a chi è stato dedicato

Il titolo della lettera è “Ieri mi hanno ucciso” ed è stata dedicata alle due ragazze argentine, Marina Menegazzo e Maria Jose’ Coni, uccise in Ecuador da due uomini. Perchè pubblicare una lettera così straziante? L’obiettivo della studentessa è stato quello di denunciare la violenza contro le donne, piaga in Argentina e nel resto del mondo, e il fatto che le donne tutt’oggi vengono giudicate o messe in pericolo se viaggiano da sole o se decidono di essere indipendenti. Da qui l’hashtag #ViajoSola, ovvero “viaggio sola”.

“Ieri mi hanno uccisa – inizia così la lettera/messaggio – Ho rifiutato di farmi toccare e mi hanno spaccato la testa. Mi hanno accoltellata e lasciata morire dissanguata. Mi hanno messa in una busta di plastica nera, avvolta con del nastro adesivo e lasciata su una spiaggia, dove mi hanno trovata ore più tardi. Ma peggio della morte è stata l’umiliazione che è venuta dopo. Dal momento che hanno ritrovato il mio corpo senza vita nessuno si è chiesto dove fosse il figlio di puttana che ha spento i miei sogni, le mie speranze, la mia vita. No, hanno invece iniziato a farmi domande inutili. A me, ve lo immaginate? Una morta che non può parlare e che non può difendersi”

“Come eri vestita? Perché eri sola? –  continua – Perché una donna viaggiava senza accompagnatore? Sei andata in un quartiere pericoloso, cosa ti aspettavi? Hanno attaccato mio padre per avermi dato le ali, per aver lasciato che fossi indipendente come qualunque altro essere umano. Gli hanno detto che sicuramente ci stavamo drogando e che ce la siamo andata a cercare, che abbiamo fatto cose sbagliate, che avrebbe dovuto sorvegliarci. E solo da morta ho capito che per il mondo io non sono uguale a un uomo. Che morire è stata una mia colpa, che lo sarà sempre. Che se a morire fossero stati due maschi la gente avrebbe espresso le sue condoglianze e con discorsi falsi e ipocriti da doppia morale avrebbe chiesto pene più dure per gli assassini”.

“Ma essendo una donna – continua ancora – si minimizza. Diventa meno grave perché certamente me la sono andata a cercare. Facendo quello che volevo ho avuto quello che meritavo per non essermi sottomessa, per non essere restata a casa mia, per aver investito i miei soldi nei miei sogni. Per questo e per molto di più mi hanno condannata”.

La studentessa conclude il suo post con un messaggio rivolto a tutti gli utenti: “Ti chiedo di alzare la voce per me e per tutte noi donne che hanno messo a tacere, alle quali hanno rovinato la vita e i sogni. Lottiamo insieme, io con voi, con lo spirito, e prometto che un giorno saremo talmente tante che non esisteranno sacchi sufficienti a metterci a tacere tutte”.

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