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Omicidi in FamigliaLa strage dei Percoco: il primo delitto in famiglia nella storia del dopoguerra

La strage dei Percoco: il primo delitto in famiglia nella storia del dopoguerra

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Nel 1956 la televisione non proponeva programmi che si occupavano di delitti e di cronaca nera, eppure c’è una storia, quella dei Percoco avvenuta a Bari, che sconvolse un’intera nazione. Era la prima strage in famiglia del dopoguerra.

Marcello Introna, autore del romanzo sul delitto Percoco

Marcello Introna, autore del romanzo sul delitto Percoco

Francesco Percoco aveva 26 anni, viveva a Bari ed era iscritto alla facoltà di Agraria ma non gli piaceva studiare. Il 27 maggio del 1956 prese un coltello da cucina e uccise il padre, la madre e il fratello. Dopo l’omicidio provò a nascondere i cadaveri nell’armadio senza riuscirci, così decise di chiudere la porta. Si addormentò di colpo, come raccontò agli inquirenti durante l’interrogatorio. Il giorno dopo l’omicidio per Francesco Percoco, chiamato da tutti Franco, iniziò una nuova vita. La sera organizzava delle feste nella sua casa, senza che gli ospiti sospettassero nulla. Quando il tanfo divenne insistente a causa dei cadaveri in decomposizione lasciò la casa facendo perdere le sue tracce.

Intanto i corpi massacrati vennero scoperti, e in città scoppiò la psicosi, Franco Percoco, il serial killer era libero e pronto ad uccidere. Un giovane venne scambiato per lui rischiando il linciaggio, e qualsiasi episodio criminale veniva attribuito a Percoco. Il mostro di Bari era ad Ischia, il 9 giugno la polizia lo rintracciò in una pensione ad Ischia, dove si era stabilito. Il giovane Franco aveva acquistato un paio di pantaloni bianchi, una camicia alla moda e un golf, finalmente nessuno insisteva più con la storia degli esami. Al processo dichiarò che l’impulso ad uccidere gli era venuto all’improvviso. Nel 1958 Franco Percoco venne condannato all’ergastolo ma solo due anni dopo la pena fu ridotta a 30 anni.

La storia della prima strage familiare è stata raccontata da un giovane autore pugliese, Marcello Introna, anche lui barese. Un giorno è passato dal civico 12 di Via Celentano dove viveva la famiglia Percoco, l’abitazione fu abbattuta negli anni ‘80. Immediatamente associò i luoghi a quelle storie di cui sentiva parlare dai parenti. L’ispirazione per scrivere il romanzo è arrivata quando le prime pagine dei giornali hanno parlato del caso di Sarah Scazzi e del delitto di Avetrana. Il trafiletto di un quotidiano locale era dedicato proprio a Franco Percoco. Il romanzo di Introna è stato pubblicato nel 2012 per la casa editrice Grillo Editore ma è uscito in una nuova versione aggiornata con Mondadori. All’inizio voleva realizzare un cortometraggio.

Il viaggio nel tempo, all’Italia del Dopoguerra è breve, la città di Bari è descritta in maniera poetica ma le carte del processo, cinquemila pagina, raccontano tutt’altro. La signora Eresvida era una casalinga ossessionata dall’affermazione sociale, Vincenzo il capofamiglia invece un ispettore delle ferrovie. Franco non era l’unico figlio, aveva un fratello maggiore finito in carcere per cleptomania, e uno più piccolo affetto dalla sindrome di Down.

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