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Marco Vannini, oggi la seconda udienza: cosa è successo in aula?

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Seconda udienza del processo per la morte di Marco Vannini il giovane di 20 anni morto nella villetta dove abitava la sua fidanzata. Oggi è stato ascoltato in qualità di testimone l’autista del 118 che ha riferito che Antonio Ciontoli era disperato e temeva di perdere il posto di lavoro.

vanniniQuesta mattina si è tornati in aula per la seconda udienza del processo per l’omicidio di Marco Vannini. La cronaca è stata riportata dal sito Terzo Binario, un quotidiano di informazione che ha seguito la vicenda sin dall’inizio. Alle dieci del mattino Antonio Ciontoli era giù in aula, anche mamma Marina e papà Valerio non sono arrivati troppo tardi a quello che per loro è l’appuntamento con la giustizia, insieme ad Alessandro Carlini, il cugino di Marco Vannini. Intorno alle ore 10,30 l’udienza è iniziata regolarmente e gli avvocati della difesa hanno comunicato di opporsi alle riprese integrali della stessa.

Subito dopo sono state sentite le addette che dovranno trascrivere le intercettazioni ambientali dei RIS, le stesse saranno affiancate dai consulenti nominati dall’accusa e dalla difesa e dovranno consegnare il lavoro entro il prossimo 14 ottobre. Successivamente è stato ascoltato il Maggiore Lorenzo Ceccarelli, comandante della compagnia dei Carabinieri di Civitavecchia quando si è verificato l’omicidio. Il Maggiore ha detto che aveva ricevuto una richiesta di intervento per un giovane ferito con arma da taglio e che sono il seguito il maresciallo gli riferì che era stato colpito con un’arma da fuoco. Ceccarelli ha parlato delle foto documentali sul cadavere di Marco Vannini e delle tracce ematiche nell’abitazione dei Ciontoli.

Antonio Ciontoli era stato assegnato al reparto del RUD e non aveva armi di servizio, quelle che possedeva erano regolarmente denunciate ma il porto d’armi era scaduto. L’ultima volta che Ciontoli si è esercitato era il febbraio del 2013, nessun poligono della zona lo conosceva, dunque non è vero che le armi erano in bagno perché le stava pulendo per utilizzarle il giorno dopo. Questa è una delle tante contraddizioni di Antonio Ciontoli che ha preso appunti su un taccuino durante l’udienza e tra le mani stringeva un rosario. Circostanza che ha fatto molto discutere i parenti di Marco Vannini.

Ma è stata la testimonianza dell’autista del 118 ad inchiodare Ciontoli alle sue responsabilità: «Era in lacrime, diceva “guarda se adesso devo perdere il posto di lavoro”». Repubblica riporta anche le altre dichiarazioni: «Ciontoli mi ha fatto vedere un tesserino con una placca, dicendomi che era un carabiniere e chiedendomi di poter parlare con un medico. Il medico, poi, mi ha riferito che Ciontoli gli aveva detto che aveva sparato a Marco e che gli aveva chiesto di non dirlo. Poi so che ha fatto la stessa cosa con una infermiera».

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