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Omicidi Gianluca Monni – Stefano Masala: rabbia e odio scatenati da una filastrocca su Whatsapp

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Paolo Enrico Pinna, è il giovane al centro di questo caso agghiacciante, oggi 18enne, all’epoca dei fatti era minorenne, e la notte tra il 13 e il 14 dicembre 2014 a Orune in Sardegna, in una sala da ballo durante una festa del luogo chiamata  “Cortes Apertas”  fu coinvolto in una rissa provocata da egli stesso a causa di alcune pesanti avances fatte alla fidanzata di Gianluca Monni, che reagì.

Omicidio Monni - delitti.net giusy 260516 h 12.26Il ragazzino, come già detto allora 17enne uscì sconfitto dal pestaggio sebbene avesse con sè una pistola, Monni e alcuni amici che lo spalleggiavano picchiarono duramente Pinna e gli urinarono addosso. Il giovane si allontanò umiliato e dolorante; ma non era finita lì purtroppo, gli scherzi e il dileggio alle sue spalle da parte della compagnia di Monni proseguirono, fino al giorno che una specie di poesia venne postata in  un gruppo su  Whatsapp, poche rime in sardo che sembravano scritte per sfottere proprio lui: Pinna; il ragazzo già covava del rancore dal giorno della lite con Monni, in quel momento l’episodio della filastrocca trasforma  Paolo in un assassino freddo e spietato.

Il bisogno di vendetta e rivalsa scatenano una vera tempesta nel cervello di Pinna che furente scrive ad un amico: “L’hanno fatta per me. Si vantano che picchiano in gruppo. Perché da soli temono. Poi te la spiego a voce, è un gioco di parole”.  Ormai nella testa del ragazzo già si annidava l’idea dell’omicidio, uccidere per cancellare le offese e l’umiliazione subita davanti a tutti quella notte maledetta; infatti per gli inquirenti  l’ipotesi di reato è di omicidio premeditato per futili motivi.

A raccontare lo svilupparsi dei fatti sfociati nella morte di due ragazzi  e le indagini durate oltre un anno, è il procuratore della Repubblica di Nuoro, Andrea Garau, unitamente al procuratore della Repubblica dei minorenni di Sassari, Elena Pitzorno, ai comandanti provinciali dei carabinieri di Nuoro, e Sassari: colonnello Saverio Ceglie, e colonnello Gianni Adamo, oltre al comandante regionale dei Ros, maggiore Dario Pini, e a Luigi Mereu, comandante del reparto investigativo di Nuoro; qui di seguito quanto dichiarato in conferenza stampa dai sopra citati inquirenti:

«Indagini complicate, rese difficili dalla scarsa collaborazione. Gli orunesi non hanno avuto amor proprio e nemmeno per il proprio paese. Sin dai momenti successivi al delitto e in tutti questi mesi ci siamo scontrati con l’omertà. Persino i ragazzi presenti sulla scena del delitto, che con Gianluca aspettavano il pullman, hanno negato di essere lì. Così come hanno negato di essere presenti alla rissa del dicembre 2014 tante altre persone. In assenza di testimoni è stato difficilissimo indagare. Nessuno ha voluto dire niente. Per questo motivo le indagini si sono protratte più a lungo del previsto. Un’indagine senza precedenti in sinergia con la Procura dei minori di Sassari, con i carabinieri di Nuoro e Sassari e con i Ros di Cagliari. Abbiamo lavorato giorno e notte. Grazie ai Ros sono stati raccolti milioni di dati sul traffico telefonico, incrociando tabulati e celle telefoniche. Elementi che ci hanno permesso di smontare gli alibi forniti dal minorenne e da suo cugino e di ricostruire le due tragiche storie”

Fonte: lanuovasardegna.gelocal.it

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