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Omicidio Angelo Fabbri: il cold case dello studente del Dams, pupillo di Umberto Eco

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Angelo Fabbri, era l’allievo preferito di Umberto Eco. Il giorno di San Silvestro, all’ora di pranzo, tre cercatori di tartufi trovarono il suo corpo massacrato da undici coltellate in val di Zena, nelle colline che circondano la parte sud di Bologna. Quella zona era battuta solo dagli abitanti, perché considerata poco sicura, perché lo studente si trovava lì. Come ci era arrivato?

angelo fabbriAngelo Fabbri era una delle menti più brillanti del Dams di Bologna, tanto che Umberto Eco lo teneva d’occhio. L’Italia attraversava una fase buia causata dal passaggio degli anni di piombo, era il 1982 e solo la vittoria ai Mondiali di Calcio aveva portato un po’ di luce. Questo omicidio è uno dei tre avvenuti nella cerchia del Dams, ma in questo articolo vi parleremo solo di quello di Angelo Fabbri il cui corpo venne trovato il 31 dicembre, all’ora di pranzo.

Fabbri era il tipico ragazzo della porta accanto con velleità artistiche ma non frequentava giri strani. Non si era nemmeno unito ai movimenti studenteschi che nel 1977 avevano preso in mano la città. Aveva lasciato Cervia per Bologna dove condivideva l’appartamento con alcuni amici, uno di loro, Enrico Gulminelli, ha scritto un libro: “Ero amico di Angelo Fabbri – Bologna: un gruppo di studenti, un delitto del Dams”. Dopo 33 anni è ancora impossibile dare un volto all’assassino di Angelo Fabbri, una delle piste che venne battuta dagli inquirenti fu quella passionale. L’allievo di Eco, che gli concedeva anche di fare la sua caricatura, frequentava Giovanna Fadda, una studentessa sarda vicina ad un ragazzo del movimento del ’77. A qualche giorno dal ritrovamento del cadavere di Fabbri i due vennero fermati, ma il loro alibi era di ferro, e uscirono dall’inchiesta che ripartì da zero e si fermò.

La sera del 30 dicembre Angelo Fabbri sentì a telefono un amico per organizzare la festa di Capodanno, vicino Roma, a casa della figlia di Gianni Rodari, il famoso poeta. Poi il silenzio. Data la stazza dello studente è probabile che gli assassini siano almeno due, inoltre l’omicidio non è avvenuto nello stesso luogo, Angelo è stato trascinato. La scena del crimine era troppo vasta per trovare degli indizi, anche se le indagini sono state condotte con troppa leggerezza. Per esempio non venne analizzata la macchia di vomito trovata sul cappotto della vittima, non venne interrogata la prostituta che lavorava nella stessa via dello studente per capire se ci siano stati movimenti strani. Il 6 febbraio del 1983 davanti all’abitazione dei genitori di Mario Isabella, uno degli indagati, era parcheggiata un’auto con le ruote sporche di fango ed evidenti tracce di sangue sui sedili, dentro c’era anche un coltello. Il fascicolo con i risultati dell’inchiesta sembra scomparso nel nulla.

Il giorno dei funerali di Angelo Fabbi, Umberto Eco disse che secondo lui il giovane era entrato in un giro malavitoso e aveva trasgredito a sua insaputa il codice d’onore del gruppo, il delitto ha tutta l’aria di una vendetta organizzata.

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