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Delitti ItalianiOmicidio Russo, Doina Matei torna in semilibertà: “Niente internet e social network”

Omicidio Russo, Doina Matei torna in semilibertà: “Niente internet e social network”

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Doina Matei, condannata a 16 anni per l’omicidio di Vanessa Russo, colpita a morte con la punta di un ombrello mentre si trovava alla metro di Termini, torna in semilibertà, ma con nuove regole

Il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha dato nuovamente a Doina Matei la semilibertà, che le era stata sospesa dopo che la donna aveva pubblicato su Facebook alcune sue fotografie: “Non sapevo di non poter usare Facebook – ha dichiarato Doina – era l’unico modo per rimanere i contatti con i miei figli. Ho capito di aver sbagliato e di aver ferito i familiari di Vanessa Russo”. Matei dovrà però rispettare alcune regole fondamentali, ovvero quella di non utilizzare internet e social network, e di avere con gli operatori della cooperativa in cui presterà servizio un rapporto più stretto e continuativo.

Nel provvedimento del Tribunale di sorveglianza si legge: “Dovrà essere contrassegnata dalla redazione di un programma di trattamento, che impedisca in primo luogo l’accesso per qualunque mezzo tecnologico effettuato a tutti i social network (facebook, instagram, twitter) e comunque a internet, se non per quei casi che in futuro potrebbero prospettarsi in un’ottica di ausilio al percorso risocializzante, e che preveda altresì lo stimolo, nei confronti della condannata a favorire la presa di coscienza della necessità assoluta dei contatti con gli operatori del trattamento da individuare, come le prime persone cui rivolgersi in ogni caso di dubbio che dovesse sorgere durante l’esecuzione penale e come i referenti per ogni ausilio nel percorso di una riabilitazione sicuramente non semplice come i rappresentati di istituzioni statuali, il cui compito è quello di fornire l’aiuto lungo le tappe del richiamato percorso”.

“Questa decisione ribadisce un importante principio costituzionale – ha poi spiegato il legale della romena – perché il recupero del condannato è e deve continuare a essere uno dei fondamenti della nostra civiltà giuridica. Nel contempo è stata sconfitta la parte più rozza d’Italia, quella che vorrebbe proiettare il paese nel Medioevo”.

Da: Iltempo.it – Repubblica.it

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