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Sergio Isidori

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Dal il 23 aprile 1979 non si sono avute più notizie di Sergio Isidori, il bambino scomparso all’età di cinque anni e mezzo da Villa Potenza

La mattina di quella stessa giornata apparentemente normale, la madre Silvia, accompagnò  Sergio all’asilo e dopo aver finito la sua mattinata scolastica, nel pomeriggio dopo pranzo, precisamente verso le 15,30, Sergio Isidori chiese alla madre il permesso per andare a giocare dietro casa con alcuni amici e con il fratello maggiore Gianmaria che si era già avviato verso le 15,00.

Il bambino era solito andare a giocare vicino la propria abitazione, dove si trovava l’officina del padre, che però quel giorno era fuori per lavoro.

Il giorno della scomparsa nel paesino di Villa Potenza, si stava celebrando il funerale del del parroco, don Ennio Salvadei, ed è per questo che la strada e la chiesa erano molto affollate, tanto che ad un certo punto il corteo funebre si fermò proprio avanti l’abitazione della famiglia Isidori.

Silvia non vide i suoi bambini, ma nessun bambino in compagnia di amici, lascia i giochi per poter vedere cosa sta succedendo, quindi non si allarmò.

Il problema venne successivamente, quando Gianmaria Isidori rientrò a casa, senza il fratellino. In realtà Gianmaria non vide mai Sergio arrivare, come non lo videro visto altre persone come la fioraia o  il gestore della pompa di benzina vicina alla casa  e lo zio del bambino, che lavorava nella stessa officina del padre. Tutti videro altri bambini, tranne Sergio Isidori.

Subito scattò l’allarme della scomparsa. In un primo momento si pensò che il bambino potesse essere caduto nel canale che scorreva vicino alla sua casa, ma quando venne prosciugato non venne ritorvato nessun corpo e neanche un solo indizio.

sergio isidoriNei giorni seguenti iniziano ad emergere i primi testimoni. Uno era un camionista che avendo parcheggiato il suo camion proprio avanti all’officina del padre del bambino, dalle 15,00-15,30 fino alle 17-17,30 circa, aveva visto il bambino giocare con un gruppo di bambini che non aveva mai visto insieme a Sergio, mentre Lorenzo, un amichetto di Sergio Isidori disse che: “Sergio prima era fermo davanti al piazzale dell’officina del padre, ma dopo qualche minuto, mentre avanzava il corteo del funerale, era di spalle e camminava verso la vicina strada in salita insieme ad una persona più alta di lui”, come confermò in seguito un’altra donna.

Il giorno dopo la scomparsa del bimbo però, una parrucchiera disse di aver ricevuto una chiamata anonima che diceva: “Se rivuole suo figlio, prepari 50 milioni, domani ci risentiremo”. Il numero della donna era diverso da quello della famiglia Isidori per una sola cifra, probabilmente il rapitore sbagliò a comporre il numero.

Le telefonate successivamente vennero fatte al giusto numero della famiglia, che ogni volta ha cercato di sapere se il proprio bambino fosse ancora vivo tramite foto o semplicemente volendo ascoltare la voce di Sergio Isidori.

Gli autori delle chiamate vennero condannati per estorsione ai danni della famiglia, si trattava infatti di una cartomante, Anna Maria Zampi, del figlio Roberto Putzu e del convivente Walter Ripani, che approfittarono del dolore degli Isidori per avviare i propri affari. Dopo diverse indagini, venne confermato che gli estorsori non erano stati gli autori del rapimento.

Nel corso degli anni, nel 2006 dopo che nel 1980 anche il Papa Giovanni Paolo II lanciò un appello per fare in modo che il piccolo Sergio potesse essere ritrovato, in una puntata di “Chi l’ha visto?”, dopo un filmato andato in onda che riguardava proprio Sergio Isidori, uno spettatore scrisse una lettera in cui c’erano alcune sue osservazioni. Quest’ultimo infatti, affermò che dopo le testimonianze date all’epoca dei fatti da Lorenzo, l’amichetto di Sergio Isidori che disse di aver visto il bambino allontanarsi con un bambino più alto, nessuno aveva mai ipotizzato che si potesse trattare di un uomo dalla statura piccola, dove tra l’altro accanto alle persone che erano state condannate per estorsione e alla cartomante, c’era un uomo affetto da nanismo.

Successivamente a questa osservazione, venne fuori un’altra testimonianza di uomo che raccontò di aver visto quel 23 aprile 1979, la cartomante e il suo compagno in auto, dove c’era un fagotto che poteva contenere il corpo piccolino di un bambino di cinque anni.

Le indagini dunque continuarono anche se la cartomante cercò di costruirsi un alibi dicendo che proprio in quei giorni si trovava in Svizzera.

Prima della cartomante, un altro tentativo di estorsione venne tentato da un uomo pregiudicato, Canzoniere, che improvvisò sedute spiritche fingendo di sapere i nomi dei rapinatori. Venne poi arrestato per falsa testimonianza ed estorsione.

Nel 2009 la famiglia del bambino ricevette delle lettere anonime che indicavano nomi di persone reali del Veneto, che secondo quanto c’era scritto, avrebbero dovuto sapere dove si trovava Sergio Isidori, ma nessun indizio risultò positivo.

Dopo la richiesta di archiviazione del caso, dato che non vennero trovate altre piste che potessero avvicinarsi al rapitore, la famiglia fece opposizione chiedendo che venissero ascoltate altre persone, come un parroco di Macerata che nel 1991 scrisse un racconto,  «Il bambino scomparso», dove ipotizzò che un bimbo fosse finito nelle mani di un pedofilo, la storia era molto simile a quella di Sergio Isidori.

Don Don Mario Buongarzoni però confessò: «L’ho scritto anche nella prefazione: quel racconto è pura fantasia», il parroco si è sempre trincerato dietro “il segreto del confessionale” pur di non rispondere e di non rivelare l’identità dell’uomo che appare nel racconto.

Nel 2011 è stata divulgata una elaborazione fotografica del volto di Sergio Isidori, per un possibile riconoscimento.

Intanto le indagini continuano, proprio come per il caso di Gregory Villemin.

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