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Omicidi in FamigliaUccide il figlio e si toglie la vita. I familiari: “Dovevamo proteggere il piccolo”

Uccide il figlio e si toglie la vita. I familiari: “Dovevamo proteggere il piccolo”

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Laura PaolettiUna mamma ha ucciso il figlio di sei anni con un colpo di fucile per poi rivolgere l’arma contro di sè e togliersi la vita. Un omicidio-suicidio che ha sconvolto Sambucheto, nella zona industriale di Recanati, a cui nessuno riesce a darsi pace

A togliere la vita al piccolo Giosuè è stata la mamma, Laura Paoletti, 33 anni, che dopo l’atroce omicidio si è suicidata. Tanto il dolore per i familiari, che da ore continuano a ripetersi di non essere stati in grado di aver difeso il piccolo: “Angioletto perdonaci per non averti protetto dall’amore malato e possessivo di tua madre, perdonaci se mio fratello ha lottato, Dio solo sa quanto, per poterti dare la figura paterna che ogni bambino merita di avere, anche solo per 2 ore a settimana o per 5 minuti all’uscita dalla scuola, perdonaci Stellina! Perdonaci! Mi piace immaginarti che stai giocando con le amate Lego, sorridendo davanti a un video dei Muppets o di Dastardly&Muttley, correndo intorno al tavolo col tuo cuginetto Edoardo. E’ tutto cosi ingiusto! Zio Riky non ti dimenticherà mai!”.

Una volta appresa la tragica notizia, il padre del piccolo Giosuè ed ex compagno di Laura, si è sentito male. Tra l’uomo e la donna da un po’ c’erano tensioni causate dalla custodia del bambino e, secondo le primissime ipotesi, è probabile che a causare ulteriore malessere nella Paoletti, madre super possessiva e gelosa, fossero proprio i tempi e le modalità delle visite che il suo ex compagno avrebbe dovuto avere con il figlio: “Laura era una ragazza determinata, solare, una persona normale – spiega il legale della mamma killer – Viveva la situazione di conflitto tipica di due persone che si sono lasciate e debbono gestire questa fase patologica, diciamo, della crisi che riguardava la gestione del bambino. Ma la signora non aveva problemi familiari a parte questa situazione. Avere una causa di diritto di famiglia o di regolamentazione è sempre un fatto personale che chiunque vive intensamente. Però non vi erano, almeno secondo me che comunque non faccio la psicologa, questioni particolari. Stavamo lavorando per una soluzione condivisa. A livello processuale stavamo facendo dei passi e avevamo trovato una disponibilità di entrambi, poi si sarebbe dovuto trattare per il futuro per ulteriori ampliamenti dell’accordo. L’ultima volta che l’ho sentita abbiamo parlato di questioni riguardanti la pratica ma con molta serenità. Ci siamo salutate tranquillamente. Abbiamo anche scherzato. Non avrei mai immaginato una fine del genere, dico la verità. L’amore per il suo bambino era molto forte. Lo amava moltissimo. Era tutta la sua vita”.

Fonte: Corriereadriatico.it

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