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Veronica Panarello ‘assassina’ e ‘manipolatrice’: le motivazioni della condanna

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Per i giudici Veronica Panarello è colpevole dell’omicidio del figlio. Ad ottobre la condanna a 30 anni di carcere. Oggi sono state rese note le motivazioni ‘durissime’ della sentenza.

veronica panarelloNegli ultimi giorni si sono riaccesi i riflettori sul caso del piccolo Loris con la richiesta (rigettata) di ammissione ai domiciliari per la madre ritenuta colpevole dell’omicidio. Oggi invece sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna a 30 anni di reclusione. Il gup di Ragusa, Andrea Reale, ha usato parole durissime. Come riporta Sky Tg24, per il magistrato, Veronica Panarello “ha mostrato una condotta spregiudicata, calunniosa e senza tentennamenti. Ha commesso il crimine da sola”. Nel documento si legge anche che ha tenuto “una condotta deplorevole, reiteratamente menzognera, calunniosa e manipolatrice”.

Sono 194 le pagine con le motivazioni della sentenza, tra le righe si parla anche del falso alibi che ha fornito la Panarello oltre a diverse versioni del delitto. Il gup Andrea Reale ha sottolineato che “la condotta processuale spregiudicata e calunniosa, ribadita in forma glaciale e senza tentennamenti anche davanti al giudice costituiscono comprova dell’inverosimiglianza di amnesie dissociative retrograde”. Non ha avuto alcuna pietà ad uccidere il figlio di soli 8 e non si è pentita. Il movente è il dolo d’impeto per un rifiuto, il bambino non voleva andare a scuola quella mattina, queste circostanze escludono la premeditazione. Per quanto concerne le accuse al suocero, accusato di aver commesso l’omicidio durante il processo, non vi è prova di una relazione tra Veronica e Andrea Stival che si sarebbe accanito sul nipote per impedire che rivelasse a tutti il loro segreto. L’alibi dell’uomo è forte e credibile ed è stato confermato da alcuni testimoni e dalla localizzazione del cellulare.

Quello che più sorprende nelle motivazioni del gup è che Veronica Panarello non è ‘pazza’. Uno dei periti ha riscontrato disturbi tipici a quelli che gli esperti chiamano sindrome di Medea.

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